lunedì 19 maggio 2008

Discriminazioni varie

Ieri la deputata PDL Margherita Boniver ha rilasciato una dichiarazione a mio avviso scioccante: ha proposto che per ripulire la Campania dai rifiuti si usino gli immigrati, clandestini e non. Io trovo queste parole vergognose e impensabili, e mi rifiuto di credere che ci sia qualcuno, specie qualcuno che siede in Parlamento, che ancora oggi possa pensare e addirittura proporre cose del genere. Nessuno nega che, sia il problema dei rifiuti a Napoli, sia il problema dell'immigrazione clandestina e dei reati ad essa associati siano problemi estremamente importanti e che vadano assolutamente risolti in modo chiaro e deciso, ma non vedo alcuna ragione per creare questa fatale commistione tra le due cose, che, oltre a non risolvere il problema partenopeo, umilia, schiavizzandoli, gli immigrati. In tutto questo, però, la cosa che mi lascia più attonito è che la signora Boniver è nientepopodimeno che la fondatrice della sezione italiana di Amnesty International, associazione per la salvaguardia dei diritti umani. Mi chiedo come una donna possa fondare un'associazione tale e, qualche anno dopo, rilasciare dichiarazioni così aberranti e razziste che discriminano in modo insopportabile le persone da esse chiamate in causa e che, se messe in pratica, violerebbero i più banali ed elementari diritti umani. Il mondo politico poi ha reagito a queste parole con una leggerezza ancora più insopportabile dimostrando per l'ennesima volta di creare litigi e discussioni interminabili solo quando non ce n'è bisogno e di girare la testa dall'altra parte sulle questioni su cui ci sarebbe da scandalizzarsi.

E' di oggi invece la notizia che la ex-"conduttrice/attrice", anche lei deputata PDL, Mara Carfagna, neo ministro delle Pari Opportunità, non darà il patrocinio per il gay pride, in quanto, secondo lei, tale manifestazione ha come scopo ultimo il riconoscimento delle coppie omosessuali, magari equiparandole al matrimonio. Prescindendo dall'idea che ciascuno può avere sull'essere favorevole o no a riconoscere per legge le suddette coppie (anche se io non ho dubbi in proposito...) mi chiedo come la Carfagna possa usare come motivazione per proibire una manifestazione il suo disaccordo alle ragioni che la muovono. Ma che democrazia è se non si può manifestare una cosa andando contro la politica o le idee di un governo? Non c'è proprio limite alla falsità. Il Ministro Carfagna, a mio avviso, farebbe bene a dire apertamente che se non dà il patrocinio alla manifestazione è solo perché le dà fastidio che gli omosessuali si mostrino in tutta la loro condizione, che, al contrario di quello che dice lei, non è nemmeno favorevole, dal punto di vista sociale, vista la ancora esistente e per niente combattuta dalle istituzioni omofobia dilagante. Per concludere in bellezza, il Ministro delle (dis)pari opportunità ha precisato, con una coerenza degna di Berlusconi, che questo non significa assolutamente che il governo discrimini gli omosessuali. Vorrei davvero sapere, allora, cosa accidenti significa.

Basta esternazioni razziste. Basta discriminazioni. Basta.

lunedì 12 maggio 2008

La mafia non esiste

La polemica che in questi giorni sta incendiando il dibattito politico (nonostante non abbia niente di politico, e questo la dice lunga sul grado di utilità pratica che hanno gli argomenti a cui si interessano i politici) mi turba non poco. Naturalmente, mi riferisco alle dichiarazioni che Marco Travaglio ha rilasciato durante la puntata di "Che tempo che fa?" (una delle poche trasmissioni che mi piacciono, non tanto dal punto di vista politico, quanto da quello culturale) sabato sera, il quale ha detto che l'attuale Presidente del Senato, Renato Schifani, era amico (e, lui non l'ha detto, ma anche socio in affari) di alcune persone che sono poi risultate essere associate alla mafia e in quanto tali condannate. Da qui, dal giorno successivo in poi, attacchi bipartisan, con l'esclusione di Antonio Di Pietro e del suo partito, Italia dei Valori, che invece lo hanno difeso, si sono succeduti senza sosta contro il giornalista più libero d'Italia che altro non ha fatto che raccontare fatti che, ci tengo a precisare, sono stati accertati. Ora, queste notizie non sono nuove, in quanto sono da un anno in un libro di Peter Gomez e Lirio Abbate e quindi, a voler fare gli ingenui, ci si stupisce nel vedere che le parole di Travaglio, già diffuse in precedenza, abbiano fatto così tanto scalpore. Tuttavia, coloro i quali non contemplano l'ingenuità come attitudine sanno bene che la risposta è molto semplice: in televisione, che è in Italia il massimo divulgatore di informazioni, queste cose non si possono dire, perché la gente non deve sapere la verità. Finché legge il libro di Gomez e Abbate qualche persona interessata all'argomento che probabilmente è molto più informata della media degli italiani va tutto bene, ma quando certe informazioni arrivano in una trasmissione seguita da milioni di spettatori come quella di Fazio, allora cominciano ad esserci problemi. Oltretutto, nell'attaccare Travaglio se ne sono sentite davvero di tutti i colori: da chi l'ha chiamato calunniatore a chi si è attaccato alla solita scusa che quando si fa qualche affermazione su qualcuno ci vuole il contraddittorio: come se (e qui cito Di Pietro) quando un giornalista informa che un certo bandito ha fatto una rapina qualcuno gli andasse a chiedere la conferma. Riassumendo, i politici ci stanno dicendo che è vietato parlare di mafiosi in tv e che informare la gente del fatto che il Presidente del Senato è stato socio di persone che poi sono state condannate per mafia è sbagliato. Non mi stupirei se tra qualche tempo ci dicessero che la mafia non esiste o che non è un'associazione a delinquere.

Povera libertà di informazione. Continua così, Marco. Continuate così, giornalisti liberi.

giovedì 1 maggio 2008

Alemanno, il sindaco per la sicurezza

Il nuovo sindaco di Roma, Gianni Alemanno, si è presentato ai cittadini come il sindaco giusto per aumentare la sicurezza nella città. E' probabilmente questo che lo ha portato alla vittoria contro l'avversario Francesco Rutelli. Tuttavia, leggendo la storia di Alemanno, si notano subito alcuni aspetti che sono un tantino in antitesi con il ruolo che si è dato. Per cominciare, è stato in carcere tre volte: nel 1981 per aver partecipato all’aggressione di uno studente di ventitré anni, nel 1982 per il lancio di una molotov contro l'ambasciata dell'Urss e, infine, nel 1989 per resistenza aggravata a un pubblico ufficiale. Inoltre, nel 2003 viene anche indagato per lo scandalo Parmalat. Insomma, non è proprio quella che si dice una persona senza macchia; ma la cosa che più mi stupisce è che, in disaccordo con il suo partito (AN), nel 2006 ha votato a favore dell'indulto.
A questo punto, mi sorge spontanea una domanda: Alemanno, ma con che coraggio parli di legalità e sicurezza?
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