Visualizzazione post con etichetta Condannati. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Condannati. Mostra tutti i post

martedì 17 giugno 2008

Altro che scusa, ricusa!

Va avanti ininterrottamente la campagna diffamatoria portata avanti da Berlusconi nei confronti della magistratura al fine di denigrarla e renderla ogni giorno più debole agli occhi dei cittadini. Anziché scusarsi per tutto ciò che sta combinando (emendamenti salva rete 4, patteggiamento allargato, intercettazioni, ecc.), infatti, oggi, in linea con quanto sta facendo da quando è sceso in campo, ha avuto il coraggio di chiedere la ricusazione (ossia quella procedura che consiste nel chiedere la sostituzione di un giudice in un determinato processo con un altro) nei confronti di Nicoletta Gandus (in foto), giudice della procura di Milano che si sta occupando del processo Mills, nel quale il cainano è imputato per corruzione in atti giudiziari. La motivazione addotta da parte di B. (non riesco a scrivere due volte di seguito il suo nome per intero senza avere un attacco di vomito, perdonatemi) per giustificare questa mossa saggiamente delinquente è stata che tale giudice pecca di "grave inimicizia" nei suoi confronti, in quanto in passato avrebbe assunto posizioni pubbliche di netto e violento contrasto contro alcune leggi varate nel precedente governo Berlusconi.

Il messaggio che ancora una volta Mr B. invia ai cittadini è, a mio avviso, chiaro; sembrerebbe voler dire con la sfacciata calma che lo contraddistingue: "La legge è uguale per tutti. Ma non per me".

lunedì 12 maggio 2008

La mafia non esiste

La polemica che in questi giorni sta incendiando il dibattito politico (nonostante non abbia niente di politico, e questo la dice lunga sul grado di utilità pratica che hanno gli argomenti a cui si interessano i politici) mi turba non poco. Naturalmente, mi riferisco alle dichiarazioni che Marco Travaglio ha rilasciato durante la puntata di "Che tempo che fa?" (una delle poche trasmissioni che mi piacciono, non tanto dal punto di vista politico, quanto da quello culturale) sabato sera, il quale ha detto che l'attuale Presidente del Senato, Renato Schifani, era amico (e, lui non l'ha detto, ma anche socio in affari) di alcune persone che sono poi risultate essere associate alla mafia e in quanto tali condannate. Da qui, dal giorno successivo in poi, attacchi bipartisan, con l'esclusione di Antonio Di Pietro e del suo partito, Italia dei Valori, che invece lo hanno difeso, si sono succeduti senza sosta contro il giornalista più libero d'Italia che altro non ha fatto che raccontare fatti che, ci tengo a precisare, sono stati accertati. Ora, queste notizie non sono nuove, in quanto sono da un anno in un libro di Peter Gomez e Lirio Abbate e quindi, a voler fare gli ingenui, ci si stupisce nel vedere che le parole di Travaglio, già diffuse in precedenza, abbiano fatto così tanto scalpore. Tuttavia, coloro i quali non contemplano l'ingenuità come attitudine sanno bene che la risposta è molto semplice: in televisione, che è in Italia il massimo divulgatore di informazioni, queste cose non si possono dire, perché la gente non deve sapere la verità. Finché legge il libro di Gomez e Abbate qualche persona interessata all'argomento che probabilmente è molto più informata della media degli italiani va tutto bene, ma quando certe informazioni arrivano in una trasmissione seguita da milioni di spettatori come quella di Fazio, allora cominciano ad esserci problemi. Oltretutto, nell'attaccare Travaglio se ne sono sentite davvero di tutti i colori: da chi l'ha chiamato calunniatore a chi si è attaccato alla solita scusa che quando si fa qualche affermazione su qualcuno ci vuole il contraddittorio: come se (e qui cito Di Pietro) quando un giornalista informa che un certo bandito ha fatto una rapina qualcuno gli andasse a chiedere la conferma. Riassumendo, i politici ci stanno dicendo che è vietato parlare di mafiosi in tv e che informare la gente del fatto che il Presidente del Senato è stato socio di persone che poi sono state condannate per mafia è sbagliato. Non mi stupirei se tra qualche tempo ci dicessero che la mafia non esiste o che non è un'associazione a delinquere.

Povera libertà di informazione. Continua così, Marco. Continuate così, giornalisti liberi.

martedì 29 aprile 2008

Disgusto

Guardo questa foto scattata oggi durante la prima seduta del Senato nella nuova legislatura e non posso che avere un moto di disgusto, di ripugnanza, di dolore, di sconfitta, di tristezza. Totò Cuffaro e Marcello Dell'Utri si salutano, stringendosi la mano. Il primo eletto con l'UDC. Il secondo eletto con il Popolo della Libertà. Il primo condannato in primo grado a 5 anni di reclusione e interdizione perpetua dai pubblici uffici per favoreggiamento di singole persone connesse alla mafia. Il secondo condannato in primo grado a 8 anni di reclusione con l'accusa di favoreggiamento esterno in associazione mafiosa.

Questa foto rappresenta il fallimento dello stato, tutto ciò che non dovrebbe essere. Guardate chi avete votato. E la prossima volta pensate prima a quel che fate.
Ricerca personalizzata