Sono passati sette anni da quel terribile 20 Luglio 2001. Naturalmente oggi al telegiornale nessuno si è sprecato di parlare di te, di quello che è successo in quei giorni e soprattutto quel giorno. Nessuno ha voluto ricordarti, perché la tua vicenda rimane tutt'oggi scomoda. La tua uccisione ingiustificata, seppure forzatamente giustificata da legittima difesa, non ha mai convinto nessuno, se non chi aveva già deciso ancora prima che succedesse il fatto che la colpa era tua e degli altri manifestanti, e non di chi ti ha ucciso. Ricordo il quotidiano "Libero", che ancora prima di sapere i fatti nel dettaglio, il giorno dopo la tua morte intitolava la prima pagina con "Si tratta di legittima difesa" perché "il carabiniere era minacciato e senza via di scampo", evidenziando platealmente una presa di posizione precostituita e pro-governativa.Nessuno parla delle motivazioni che hanno spinto le forze dell'ordine a caricare un corteo pacifico e del fatto che l'hanno caricato talmente bene, che per alcuni di loro sono fioccate promozioni.
Nessuno parla più del fatto che tra i cosiddetti black bloc c'erano degli infiltrati della polizia in borghese che parlavano con gli agenti in divisa, e che co
ntribuivano a creare devastazione.
ntribuivano a creare devastazione.Nessuno parla della "teoria" secondo cui si sia fatto tutto questo in modo tale da giustificare la repressione e della teoria secondo cui questa volontà repressiva sia stata voluta dall'alto (l'allora Ministro degli Interni Scajola ammise di aver dato ordine di sparare sulla folla qualora i manifestanti avessero invaso la zona rossa), da un governo di centro-destra al fine di infangare i no-global e i manifestanti della sinistra estrema.
Nessuno, insomma, vuole più ricordare la devastazione di sette anni fa. Nessuno vuole più ricordare la tua morte insensata.
Ma io non dimentico. Io non ti dimentico, e con me, ne sono sicuro, tantissimi altri.
Ciao, Carletto, principe del sogno di un mondo più giusto.
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